24 Apr 2020

Quante volte ti è capitato di rivolgere questa domanda “Perché non mi capisci?”
Che sia il partner, un’amica/o, un collega, il capo, ci sono momenti in cui sembra proprio che ciò che diciamo non venga colto o almeno non come noi vorremmo.

La comunicazione è davvero molto importante, e non è ciò che diciamo con chiarezza che conta, ciò che conta è come il messaggio arriva a coloro a cui lo stiamo rivolgendo.
A volte siamo così convinti di essere stati chiari nel momento in cui abbiamo esposto una richiesta o espresso il nostro punto di vista, che ci innervosiamo quando gli altri “non capiscono”.

La domanda è: siamo proprio sicuri che siano gli altri a non capire???

Quando parliamo con qualcuno, ed anche con noi stessi, la responsabilità delle parole che utilizziamo è sempre e soltanto la nostra. E non è solo una questione di parole…

Uno dei presupposti principali della PNL, Programmazione Neuro Linguistica, è

 

“Il significato della tua comunicazione è dato dalla risposta che ottieni”

 

il che significa che se qualcuno non ci capisce, essendo nostra la responsabilità, dobbiamo spiegarci meglio, utilizzare parole diverse, canali di comunicazione differenti, restando coerenti con il linguaggio non verbale e paraverbale.

La nostra comunicazione interpersonale non è composta solo dal messaggio verbale, bensì anche da come lo comunichiamo ovvero da comunicazione non verbale e paraverbale.

Ognuna delle parti della comunicazione che utilizziamo ha un peso differente:
28% comunicazione paraverbale (tono, velocità, timbro, volume) –assumere maggior consapevolezza e controllo di questi elementi renderà il nostro modo di comunicare più persuasivo e carismatico.
55% comunicazione non verbale (linguaggio del corpo) – è molto potente, viene codificata a livello inconscio e dà forza e coerenza al nostro messaggio.
• e solo il 7% comunicazione verbale – ciò che diciamo, parole, contenuti.

Spesso durante le sessioni di coaching, quando lavoro sulle relazioni, sulla comunicazione interpersonale, mi capita di porre questa domanda: “ per esprimere questo concetto hai usato esattamente le parole che stai dicendo a me, lo stesso tono ed avevi la stessa postura?”
Dopo qualche secondo di riflessione, mi viene data quasi sempre la stessa risposta, ovvero “beh! Più o meno. Magari non proprio con queste stesse parole e tono, ero un nervosa e agitata, ma ho cercato di farglielo capire!”.

Ecco il punto: come hai cercato di farglielo capire?

In quanto unico responsabile di ciò che comunichi, sei tu che devi trovare le parole giuste e il miglior canale di comunicazione per il tuo interlocutore, anche se per te è chiaro, non vuol dire che lo sia per chi ci ascolta.

L’osservazione del nostro interlocutore, del suo modo di comunicare, del suo modo di recepire ciò che accade intorno, del suo modo di comunicare, ci può aiutare moltissimo a costruire una comunicazione efficace, ad entrare nella sua mappa del mondo (di questo ti parlerò nelle prossime settimane).

Due consigli per te, per concludere questa prima parte, che riguardano come noi percepiamo questi momenti di discussione e/o confronto:

  1. Il fatto che l’opinione del nostro interlocutore sia diversa dalla nostra, non vuol dire che abbia ragione e noi abbiamo torto, e nemmeno che ce l’abbia con noi o voglia farci restar male, almeno nella maggior parte dei casi. Noi non dobbiamo mai sentirci in discussione, le nostre opinioni possono non essere accolte dagli altri senza che questo implichi un giudizio su di noi.
  2. Fai domande. Chiedi cosa non è chiaro in quello che dici e riformula la tua comunicazione o interrompi il modulo, bevi un bicchier d’acqua e riprendi la discussione dopo qualche minuto.

Se vuoi saperne di più su come comunicare in maniera efficace o sulla PNL, scrivimi.

Buon cammino

Mi occupo di coaching al femminile e lo faccio per aiutarti a riconquistare la fiducia in te stessa e a realizzare le straordinarie potenzialità della tua mente e del tuo corpo.

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