La parola “feedback” è composta da due parole inglesi feed, che vuol dire nutrire, e back, che vuol dire indietro. Letteralmente, quindi, vuol dire nutrire indietro che, in termini di uso comune, potremmo tradurre con “restituire qualcosa che possa nutrire, migliorare, l’altro”.Il feedback è in effetti uno strumento potentissimo ed efficacissimo per prendere consapevolezza di alcuni aspetti di ciò che facciamo e quindi per imparare, per crescere e per migliorare.

Il feedback in particolare riguarda la sfera del fare, non quella dell’essere: per esempio quando al lavoro diamo un feedback su come una persona sta eseguendo un progetto, oppure quando diamo un  feedback ad un amico su come ha trattato qualcuno, o quando diamo ai nostri figli un feedback su come stanno studiando o su come hanno reagito, noi stiamo intervenendo sulla sfera del comportamento non sulla sfera dell’essere, e questa è una differenza sostanziale.

Gli esseri umani hanno comportamenti e compiono azioni, ma non sono quei comportamenti o quelle azioni.

Possiamo fare azioni sbagliate, avere comportamenti stupidi o superficiali, ma non per questo siamo sbagliati, stupidi e superficiali!!!
Occorre prestare attenzione a questo che è un aspetto fondamentale, così come lo è l’uso del linguaggio: dobbiamo evitare di dire a chi ci sta di fronte “sei sbagliato” oppure “sei stupido” o ancora “sei superficiale”!!!  Se nostro figlio si sta comportando in modo stupido, non significa certo che è stupido!!! Il riferimento va fatto sempre al comportamento.

Un altro aspetto su cui porre l’attenzione riguarda le parole che utilizziamo per introdurre il nostro feedback: spesso i feedback vengono dati con “devi fare…”, “devi migliorare…”, vero???
Le paroline magiche da dire quando si incomincia a dare un feedback sono “dal mio punto di vista…” oppure “secondo me…”. Il feedback che diamo riguarda sempre il nostro modo di vedere le cose, appunto il nostro punto di vista, la nostra mappa del mondo.
Adesso pensate: vi piacerebbe sentirvi dire “hai sbagliato, sei stato superficiale, la prossima volta devi…” o vi suonerebbe meglio e vi sentireste più orientati al miglioramento se vi dicessero “dal mio punto di vista il tuo comportamento è stato superficiale per questo motivo…”?
Pensiamoci! E teniamo presente che gli altri siamo noi.
Le parole, come già scritto in un post di qualche mese fa, hanno un peso, un’energia, una direzione… una stessa cosa detta con parole e toni diversi ottiene reazioni diverse.

Feedback è diverso da giudizio! Per questo l’utilizzo del linguaggio descrittivo ci aiuta a eliminare ogni forma di giudizio (sei superficiale!) e ci evita di imporre la nostra mappa del mondo (devi fare così!). In questo modo è più facile da accogliere, porta maggiori risultati e migliora le relazioni, oltre che le persone.

La cultura in cui siamo cresciuti è una cultura focalizzata sull’errore, per cui ciò che siamo abituati a notare come prima cosa negli altri è ciò che sbagliano, dando per scontato ciò che fanno bene.
Vi ricordate a scuola, cosa veniva messo in risalto delle vostre interrogazioni, dei compiti, degli esercizi? Tutto ciò che c’era di sbagliato o tutto ciò che di buono avevate fatto? E così i genitori con i figli, i capi in azienda, i mariti con le mogli (e viceversa), gli allenatori con i loro allievi, e così via.

Io, personalmente, quando ero più piccola ero molto permalosa ed accettavo con difficoltà i “giudizi” che mi venivano dati… poi crescendo, studiando, frequentando corsi, confrontandomi con altri coach e trainer, ed andando avanti nel mio percorso di crescita evolutiva, ho via via migliorato questo aspetto del mio carattere, ed ho anche imparato l’importanza del feedback e soprattutto di come darlo e come riceverlo.

C’è un ultimo aspetto su cui voglio fare luce, ovvero come si riceve un feedback.
Quando a me veniva dato un feedback, fino a qualche anno fa, cercavo di giustificare quell’azione o quel comportamento, portando tutte le ragioni che mi avevano portato ad assumerlo. Poi ho imparato che il feedback va solo integrato. Punto.
Va ascoltato, al più possiamo porre delle domande per avere più chiari gli aspetti a cui la persona che ce lo dona si sta riferendo, va ringraziata la persona. Punto e stop. Poi sta a noi, umilmente, decidere se integrarlo perché ci rendiamo conto che sono aspetti su cui effettivamente dobbiamo migliorare, oppure lasciarlo andare.
Io ho imparato tantissimo dai feedback ricevuti e spesso li chiedo perché siamo continuamente in uno stato Beta, in uno stato di apprendimento e di miglioramento e siamo essere sociali per cui i legami, l’approvazione, l’amore e il nutrimento emotivo sono importanti per noi.

Ricapitolando, i 5 aspetti su cui focalizzarci quando diamo un feedback, affinché sia costruttivo e non ferisca gli altri, sono:

  • DARLO – quando ci accorgiamo che ci potrebbe essere qualcosa da migliorare, dare subito un feedback in modo che la persona non perda tempa su un lavoro, un compito, un comportamento su cui potrebbe ottenere migliori risultati dopo aver integrato il nostro feedback.
  • FOCALIZZARLO SUL COMPORTAMENTO (non sulla persona!)
  • FAR NOTARE COSA HA FATTO BENE
  • FAR NOTARE COSA POTREBBE MIGLIORARE
  • FAR NOTARE COME POTREBBE MIGLIORARE (in modo adeguato alla persona!) – l’obiettivo è tirare fuori il meglio da quella persona e migliorare il risultato finale, non renderla simile a noi.

Sei pronto ad allenarti?
Ecco l’esercizio per te: oggi dai almeno 5 feedback e chiedine altrettanti.

Comincia subito e poi, se ti va, scrivimi come è andata nei commenti qui sotto.

Ricorda nella condivisione c’è la crescita!

Mi occupo di coaching al femminile e lo faccio per aiutarti a riconquistare la fiducia in te stessa e a realizzare le straordinarie potenzialità della tua mente e del tuo corpo.

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